MALATTIE


Allergia agli Acari della Polvere Domestica
Gli acari insieme agli insetti, da cui differiscono perchè hanno otto zampe e non sei, sono le specie viventi predominanti sulla terra. Se ne conoscono più di 50.000 specie diverse. Vivono sulla terra da più di 80 milioni di anni come dimostrano sia ritrovamenti fossili che esemplari racchiusi in gocce d'ambra.
Sono conosciuti sin dall'antichità come dimostra il ritrovamento di papiri che ne parlano o la "storia degli animali" di Aristotele del 350 a.C. Alcuni giorni dopo l'accoppiamento la femmina depone le uova da cui poi nascono le larve che si trasformano in elementi adulti: il ciclo di vita del Dermatofagoide della polvere domestica è di circa 70 giorni (è molto importante sapere questo se si vogliono utilizzare con efficacia gli acaricidi non sempre efficaci sulle uova).
Gli acari si fanno trasportare dalle correnti di aria all'interno dei locali, si attaccano ai vestiti o a grossi insetti (mosche e scarafaggi). Si nutrono di tutto ciò di organico che è presente in casa: forfora, peli, pelle desquamata (ognuno di noi ne perde sul letto 1 grammo al giorno). L'acaro è troppo grande per essere inalato così in profondità nelle vie aeree e per poter causare l'asma; in realtà l'allergia è provocata dalla inalazione delle particelle fecali dell'acaro grandi non più di pochi milionessimi di millimetro.
Gli acari vivono a casa o in ambienti confinati perché qui trovano le condizioni ideali per potere crescere: cibo, umidità tra 60% e 80%, temperatura tra 15 e 30 gradi con oscillazioni inferiori a 5 gradi, poco ricambio d'aria soprattutto d'inverno. Alcuni di loro, i Dermatofagoidi farinae e pteronissinus, sono detti maggiori perché di gran lunga i più numerosi nella polvere di casa; altri Lepidoglyphus, Tyrophagus, Gohieria, Glycyphagus, sono detti minori (o delle derrate) perché meno presenti in casa ma numerosi in magazzini, dispense o ambienti simili.

CONSIGLI PER PER I SOGGETTI ALLERGICI AGLI ACARI
Dato che la maggioranza dei soggetti con manifestazioni respiratorie risulta allergica alla polvere di casa o è destinata a diventarlo (specie i bambini) se esposta abbondantemente ad esse, ne consegue che è molto importante rendere l'ambiente in cui tali pazienti vivono il meno polveroso possibile. Così facendo si elimineranno in gran parte gli acari, parassiti che vivono nella polvere e sono i principali responsabili delle allergie respiratorie. Essi sono microrganismi invisibili ad occhio nudo che si annidano in ambienti caldo umidi e bui e, quindi, in particolare prediligono letti e arredi della camera da letto. Sono generalmente innocui ad eccezione che per i soggetti allergici ad essi. Pertanto l'osservazione delle norme qui esposte può prevenire buona parte degli attacchi allergici.
• Arredare la camera da letto o la stanza in cui il soggetto passa la maggior parte del suo tempo (es: dove guarda la TV o studia) con mobili, tappezzerie e arredi vari capaci di raccogliere la minore quantità possibile di polvere e che possono venire facilmente puliti a fondo tutti i giorni. Provvedere assolutamente all'eliminazione di macchie di muffa dalle pareti.
• Materasso e cuscino dovrebbero essere di gomma piuma (detta comunemente spugna), abolendo, quindi, tutte le imbottiture di lana, piume, materiali vegetali. Ogni altro letto presente nella stanza deve avere gli stessi requisiti; così i letti di eventuali case di villeggiatura, dei nonni o amici nel caso vi si dorma spesso.
• Coperte e sovraccoperte, tende e tappeti, devono essere facilmente lavabili ed eliminati quelle di lana. Il tutto va lavato frequentemente (ogni 3-4 settimane) e messo ad arieggiare tutti i giorni.
• Il bambino allergico deve evitare di saltare sul letto e di far "battaglia" con i cuscini.
• Giocattoli, libri, giornalini e soprammobili dovrebbero anche essi venire limitati, spolverati spesso e chiusi dentro gli sportelli dei mobili. Evitare assolutamente giocattoli di pelouche; preferire invece quelli di legno, metallo e gomma. Evitare animali imbalsamati.
• Per le pulizie utilizzare aspirapolvere e stracci bagnati. Non mettere moquettes.
• Non tenere assolutamente animali domestici né in casa, né in giardino, né in terrazza.
• Attenzione all'interno dell'auto; passare periodicamente l'aspirapolvere e ogni giorno passare uno straccio bagnato sul cruscotto.
• Ricordare che odori, profumi, vapori possono aggravare le condizioni degli allergici. Fra essi ricordiamo: fumo di tabacco; evaporazioni di colori e vernici; vapori di gasolio, cherosene, gas; cosmetici, fumo da fuochi di carbone, legna, foglie; smacchiatori a secco; vapori industriali.


Allergia al Cipresso
Nel profondo Sud, la prima pianta che impollina all’inizio della Primavera è il Cipresso dotato di un polline molto allergizzante e liberato dall’albero nell’aria in enormi quantità. Purtroppo soltanto negli ultimi anni, spinte dalle pressioni dai medici specialisti più attenti, le case farmaceutiche hanno approntato diagnostici e estratti terapeutici realmente efficaci, cosicché riconosciuta, diagnosticata e efficacemente curata, quella al Cipresso ha perso la dizione di “pollinosi emergente” per diventare una delle più importanti malattie allergiche respiratorie.
Questa pollinosi è probabilmente molto più frequente di quanto non appaia nelle varie statistiche, e quindi si raccomanda sempre di inserire nel panel inalanti e testare sempre l’estratto durante l’esecuzione dei Prick Test.
E’ anche vero, che. con l’espansione urbanistica e l’obbligo di aree condominiali comuni adibite a parcheggio, il numero dei cipressi presenti in città è in continuo aumento. Così come altre piante della famiglia, utilizzate a scopo ornamentale, concorrono all’aumento della quantità di polline liberata in atmosfera: la Tuja, il Tasso e la Criptomeria, volgarmente chiamata Cedro Giapponese. Ricordiamo anche il Ginepro, qualità di Cipresso selvatico, conosciuto per le sue essenze aromatiche, ed unica specie di cupressacee realmente originaria del Sud Italia.


Allergia alla Parietaria
La pollinosi da Parietaria riveste grande importanza in Italia e in tutto il bacino del Mediterraneo. La Parietaria Officinalis e la Parietaria Judaica, più comune quest'ultima nelle aree non distanti dal mare, appartengono alla famiglia delle Urticacee, (come anche le comuni Ortiche, il Gelso e il Fico) e assumono di regione in regione diversi nomi: in Sicilia erba di vento, in altre zone d'Italia: erba della Madonna, erba vetriola (perché anticamente usata per lavare l'interno di fiaschi, damigiane e bottiglie), erba muraiola. Per crescere infatti necessita di terreni ricchi di sali minerali: la si trova quindi in luoghi incolti vicino a ruderi, tra le crepe dei vecchi muri e presso le abitazioni; troveremo sempre la Parietaria tra pietra (o tufo) e terra, alle basi dei muri; difficilmente a contatto con asfalto e cemento, più all'interno delle aiuole che sotto i marciapiedi, più nei vecchi centri storici che tra il cemento delle nuove aree urbane. Si può incontrare sia in pianura che in collina, ma non oltre i 900 metri. La pianta, alta 30-70 cm, è costituita da piccoli fusti cilindrici giallo-rossastri e da foglioline lanceolate provviste di peli urticanti. In primavera, gli stami, ripiegati all'interno del fiore, si distendono a scatto e lanciano una nuvoletta di polline. Oltre ad avere una grandissima diffusione, la Parietaria ha un lungo periodo di pollinazione: ne ritroviamo il polline nell'aria quasi tutto l'anno, tranne che in piena estate o in pieno inverno. Il picco massimo di pollinazione si raggiunge nel periodo Febbraio-Aprile ed è molto variabile (300-1000 granuli per m3 d'aria nelle zone molto ventose; 2000 e più nei centri storici delle città). Il granulo pollinico, inoltre, riesce a penetrare in profondità nelle vie aeree perché è molto piccolo: 13-25 micron (1micron=1 millesimo di mm). questo polline è così responsabile non solo di rino-congiuntiviti, ma pure di forme asmatiche anche gravi. Il ritmo circadiano della pollinazione raggiunge il picco nelle ore più calde per diminuire nelle ore notturne: ciò è responsabile di un parallelo comportamento dei sintomi durante le giornate.  
Allergia all' Olivo
L'Olivo, con la Parietaria, costituisce la specie vegetale maggiormente responsabile di allergie nell'area mediterranea. Quest'albero, che sin dall'antichità ha avuto un valore economico rilevante per la produzione dell'olio di oliva, è stato così introdotto in Nord America (Arizona e California), Sud America (Argentina e Cile), Sud Africa e Australia, aree dove inverni miti ed estati calde favoriscono la sua crescita. Della stessa famiglia, le Oleacee, fanno parte anche il Frassino, conosciuto per il suo legno pregiato e l'estrazione della Manna (costoso lassativo di qualità usato fino a qualche decennio fa nelle aree rurali), il Ligustro, pianta ornamentale coltivata a mo' di siepe o bordura, ma anche Lillà e Gelsomino, piante ornamentali per fortuna non responsabili di allergie. L'interesse clinico è dovuto alla copiosa produzione di polline (con picchi anche di 300-500 e più pollini/m3 d'aria) e alla sua particolare aggressività; per fortuna il periodo di pollinazione non è molto lungo: nell'area mediterranea va da metà Aprile a fine Maggio. Una caratteristica dell'olivo è l'alternanza, che contadini, produttori e proprietari conoscono bene, e che consiste in un'annata (o biennio) di alta produzione di olive seguita di un'altra di scarsa produttività. Questo fenomeno, legato ovviamente ad un'alternanza pollinica è causa anche negli allergici del succedersi di primavere con sintomi più intensi con altre meno fastidiose. Ricordiamo infine il particolare ritmo circadiano dell'Olivo che a differenza delle altre specie vegetali non raggiunge il picco di pollinazione in tarda giornata, ma durante le prime ore del mattino. Il polline dell'Olivo è caratteristico: ha forma lievemente ellittica con tre lunghi solchi sulla superficie reticolata. I pazienti allergici all'Olivo accusano fastidiose rino-congiuntiviti e raramente sintomatologia asmatica; non sono numerosi i soggetti monosensibili ma frequente è il singolare riscontro di pazienti pollinosici solo all'Olivo e contemporaneamente anche allergici agli Acari.  
Allergia alle Graminacee
Le Graminacee costituiscono una famiglia di piante diffusissime su tutta la terra (9000 specie) e costituiscono la principale componente erbacea di svariati ambienti: praterie, savane, steppe, pascoli, prati, terreni incolti, scarpate, margini delle strade, sopravvivendo in condizioni climatiche estremamente variabili dal mare ai monti, dalla fascia sub-polare all'equatore. Sono in assoluto le prime al mondo come agenti di allergopatia: così che gli anglosassoni usano il termine febbre da fieno (il fieno infatti è costituito da queste erbe) per definire genericamente le pollinosi. Comprendono le comuni gramigne, tutti i cereali, le canne e tante altre specie, anche di importanza agraria ed economica: alimento per uomini e animali, preparazione di bevande alcoliche, preparazione di amido e zucchero: insomma tutte le piante con spighe, pannocchie, ciuffi o pennacchi. Nella fascia mediterranea le Graminacee pollinano tra Aprile e Giugno. Spostandosi verso Nord o salendo in montagna la pollinazione ritarda di qualche settimana e si protrae nei primi mesi estivi. Il polline, di dimensioni medio/grandi, è responsabile di fastidiosissime oculoriniti e più raramente di forme asmatiche.  
Allergia alla Margherita e Composite
Quella delle Composite è una famiglia vastissima che annovera una infinità di generi e specie diffuse in tutto il mondo negli ambienti più disparati: alcune sono ruderali, infestanti e crescono spontaneamente, altre sono coltivate a scopo alimentare (carciofo, lattuga), officinale (camomilla, piretro), industriale(girasole, per i suioi semi), o ornamentale (margherita, crisantemo, dalia). I caratteristici fiori (quello della margherita è l'esempio più conosciuto), attirano gli insetti e, gli stessi granuli pollinici, presentando numerose caratteristiche spinule, aderiscono con facilità al loro corpo: si realizza così l'impollinazione entomofila. Ovviamente le specie responsabili di allergie sono quelle che, non disponendo di fiori vistosi, disperdono al vento enormi quantità di polline, ed in Europa sono: l'Artemisiao Assenzio, diffusa in luoghi ruderali, il tarassaco o soffione o dente di leone che, con la caratteristica infruttescenza sferica, è protagonista di numerosi spot pubblicitari, e latre meno conosciute. Negli ultimi anni, in Europa, abbiamo assistito alla crescita di una nuova pianta infestante, l'ambrosia, una composita americana, i cui semi sono pervenuti in Europa insieme alle granaglie che gli USA per decenni anno fornito ai paesi dell'Europa orientale. Così l'ambrosia ha già colonizzato il Nord Italia e si sta diffondendo pian piano nell'area mediterranea. E' così pericolosa e altamente allergizzante che in Canada il governo obbliga i cittadini ad estirparla dal proprio giardini o terreno. Il suo periodo di pollinazione va da Maggioa Giugno; la sintomatologia è di solito rinocongiuntivitica; la frequenza dei soggetti allergici è abbastanza alta soprattutto nell'entroterra.  
Allergia alla Salsola e Chenopodiacee
Le Chenopodiacee sono piante erbacee, o arbusti, che crescono anche in luoghi ruderali e incolti, come il Farinaccio (così chiamato per uno strato farinoso con cui si ricopre), ma soprattutto in luoghi salati quali spiagge e stagni costieri (da cui il nome di alofile) e, nel trapanese, attorno alle vasche delle saline o sui depositi di alghe come a Bonagia o Nubia. Ricordiamo la Salsola, altamente allergizzante, la Sueda, e l’ Arthrocneum (o Salicornia), chiamata dai nostri salinari Cucuddi. Recentemente abbiamo riscontrato nuovi insediamenti di Chenopodiacee in luoghi dove non erano mai cresciute in precedenza come le secche formatesi in seguito alla costruzione dei frangiflutti lungo tutta la litorenea nord di Trapani, vicino ad una zona densamente abitata: ciò deve far riflettere sul peso che l’intervento umano sul territorio ha nei confronti dell’aumento delle malattie allergiche.
Alcune specie sono coltivate a scopo alimentare: Bietola, Spinacio, la nostra Gira, la Barbabietola da zucchero; tutte, coltivate e non, hanno il fusto del carateristico colore viola-amaranto.
Il periodo di pollinazione, nelle nostre zone, coincide con quello dell’Olivo (metà aprile – fine maggio). Bisogna quindi stare attenti a non sottovalutarne l’incidenza, soprastmando la responsabilità dell’Olivo.
Ricordiamo anche la famiglia delle Amarantacee che, essendo molto simili alle prime per periodo di pollinazione, caratteristiche del polline e cross-reattività allergenica, vengono spesso indicate come unica famiglia: Cheno-Amarantacee.


Allergia alle Muffe
Le allergie respiratorie determinate dai miceti sono molto meno frequenti di quelle da acari o pollini, sebbene la quantità di spore fungine presenti, sia all’interno degli appartamenti che in atmosfera, sia altissima. Abitualmente la maggior parte dei miceti cresce sul suolo, dove vive tra foglie, vegetali ed altro materiale organico; ma si possono trovare anche su superfici verticali, specie se umide, come pareti interne, staccionate, rocce, alberi, ecc. Inoltre è indispensabile avere molta cura nella manutenzione dei filtri di condizionatori (d’appartamento e in auto) , umidificatori e aspirapolvere (anche quelli ad acqua) in quanto potrebbero essere inquinati da muffe e diventare fonti di liberazione delle spore. Ricordiamo pure che gli acari si nutrono anche di alcune muffe, per cui in ambienti umidi è anche superiore alla norma la concentrazione di allergeni provenienti dalla polvere domestica.
La malattia è scatenata dall’inalazione delle spore che la muffa libera nell’aria a scopo riproduttivo, come le piante con i pollini: per fortuna il potere allergizzante è molto minore, nonostante le spore siano più numerose e più piccole dei pollini. Però, per queste caratteristiche, nei soggetti allergici, specie nei bambini, si possono avere violente crisi asmatiche, anche molto gravi.
Consigliamo pertanto di tinteggiare le pareti delle stanze che presentano segni di muffa con specifiche pitture per interni. Inoltre ricordiamo, nel caso si possieda un camino o una stufa a legna, di non lasciare assolutamente all’interno delle abitazioni la legna umida, in attesa di utilizzarla: le muffe certamente presenti, stimolate dal caldo della casa, produrranno un altissimo numero di spore che causeranno, agli allergici, intense crisi respiratorie.
Tra i miceti responsabili di allergie respiratorie ricordiamo: l’Alternaria, che cresce prevalentemente negli ambienti esterni e sporula nei mesi estivi e autunnali; l’Aspergillo e il Penicillo presenti soprattutto negli ambienti interni; il Cladosporio recentemente individuato come importante responsabile di patologie emergenti.
Allergia al Nichel e dieta
Il nichel è un metallo a diffusione pressoché ubiquitaria ed è difficile evitarne il contatto nella vita quotidiana in quanto in molti oggetti di uso comune quali: oggetti metallici comunemente presenti nell’abbigliamento, oggetti di bigiotteria, bracciali e casse di orologio, chiavi, accendini, parti metalliche degli occhiali, monete, targhette di identificazione, manici degli ombrelli, utensili da cucina, lavelli metallici, aghi, forbici e ditali, fermacarte, sedie di metallo, maniglie delle porte, ecc.
Tutti questi utensili andrebbero sostituiti con analoghi in plastica o velcro o metalli nobili, (anche se l’argento, l’oro bianco, l’oro giallo a 14 carati ed il platino possono contenere nichel in percentuale variabile a seconda della purezza della lega); il nichel inoltre può essere contenuto in molti oggetti sottoposti a cromatura. L’acciaio inox invece non crea problemi.
Il nichel è anche presente nei coloranti per oggetti di vetro, stoviglie di terracotta, porcellana; è utilizzato come mordente nei processi di tintura e stampa di tessuti e carta da parati, nei liquidi e nelle matrici per fotocopiatrici. Anche le tinture per capelli contengono nichel, come pure i liquidi utilizzati per permanenti possono provocare il rilascio di nichel da oggetti metallici, quali i fermagli.
E’ possibile una sensibilizzazione al nichel dovuta alla lavorazione di batterie alcaline, oggetti di ottone e zinco lucidati in nero, ceramiche, materiale elettrico, smalto (verde: ossido di nichel), additivi per carburanti, insetticidi, reagenti e catalizzatori per materiale plastico, leghe e rivestimento di nichel, nuclei magnetici, indurente dei grassi come catalizzatore, placcatura mediante bagno galvanico o con ottone. Va sottolineato che le soluzioni industriali contenenti nichel penetrano i comuni guanti di gomma ed è quindi consigliato l’utilizzo di guanti pesanti da lavoro di vinile.
il nichel è infine presente in molti oggetti utilizzati in campo medico-chirurgico: aghi per elettrodepilazione, agopuntura, mesoterapia, protesi ortopediche, valvole cardiache, oro bianco utilizzato per lavori odontoiatrici, ecc.
Dal punto di vista clinico la sintomatologia dovuta all’allergia al nichel si accentua durante la stagione estiva e nei climi caldo-umidi.
In seguito all’aumentata sudorazione il nichel viene infatti liberato più facilmente dagli oggetti che lo contengono, anche in presenza di una barriera costituita da stoffa o smalto per unghie (l’applicazione di quest’ultimo alla bigiotteria, per esempio, consente di tollerare il contatto con tali oggetti per qualche ora).

CONSIGLI DIETETICI PER SOGGETTI CON SINDROME DA ALLERGIA SISTEMICA AL NICHEL (SNAS) - scarica il pdf
 


ESAMI


Spirometria
Spirometria (vuol dire misurazione del respiro) è un esame molto semplice, non invasivo, fondamentale per la diagnosi ed il monitoraggio di numerose malattie dell'apparato respiratorio. Essa viene eseguita con uno strumento detto appunto "spirometro" a cui è collegato un boccaglio nel quale il paziente respira secondo le indicazioni del medico: abitualmente si inizia con degli atti respiratori normali per poi effettuare una inspirazione completa (massima capacità di riempire i polmoni di aria) cui segue in espirazione forzata (gettare fuori l’aria con tutta al forza possibile e più a lungo possibile). Il computer calcola i valori spirometrici del paziente e li confronta con quelli teorici previsti per un soggetto sano di stesso sesso, età, peso, altezza e razza.

Prick Test – prove allergiche sul braccio
Le prove allergiche si eseguono ponendo sul braccio del paziente una goccia di soluzione contenete l’allergene da testare (acari, pollini, muffe, derivati epidermici di animali o alimenti) che viene successivamente punta con una lancetta sterile dotata di punta da 1 mm. Il test è utile nella diagnosi di malattie allergiche respiratorie e da alimenti.
La lettura viene effettuata valutando dopo 20 minuti, l’insorgenza di eventuali reazioni positive, attraverso la dimensione del pomfo (la parte gonfia) e dell’eritema (l’area arrossata). La refertazione sarà di tipo qualitativo (espressa in +++). E’ fondamentale il confronto di eventuali reazioni positive con la reazione all’istamina (che in pratica simula come dovrebbe essere una eventuale reazione positiva). Se la reazione all’istamina è negativa vuol dire che il paziente ha assunto cortisonici o antistaminici, e che comunque il test non è affidabile. Per tale motivo, affinché il test abbia valore, il paziente dovrà sospendere l’assunzione di tali farmaci 10-15 giorni prima.
L’affidabilità del test dipende dalla qualità dei materiali impiegati (reagenti e lancette) e anche dall’abilità e la competenza di chi lo esegue; e spetta allo specialista valutare la reale importanza delle positività ottenuta correlandola con la malattia e i sintomi del paziente.

Patch test – cerotti sulle spalle
Esso consiste nell’applicazione sulla cute del dorso di particolari cerotti che fungono da supporto per l’estratto allergenico da testare; devono garantire una perfetta adesione per 3 giorni, dopo i quali, rimossi i cerotti, si può effettuare la lettura: la positività del test si basa sulla comparsa di una reazione cutanea di tipo eczematoso in corrispondenza dell’area a contato con la sostanza.
Questa metodica è utile per la diagnosi di allergie da contatto dovute a metalli (nichel, cromo, ecc), resine, coloranti, materiali sintetici e alcuni farmaci in pomata.

IgE totali – PRIST
Le IgE sono gli anticorpi responsabili delle allergie. La natura ci ha dotato di anticorpi per combattere le infezioni, e le IgE sono particolarmente utili per difenderci dalle infezioni da parassiti (i vermi). E’ normale quindi la presenza di questi anticorpi nel sangue (valori normali circa 100 UI/ml). Ovviamente durante le infezioni queste, come gli altri anticorpi, tendono ad aumentare. Anzi, più sono alte di numero, più il medico è portato a collegare questo aumento con una infezione e spesso fa eseguire l’esame parassitologico delle feci per la ricerca dei vermi e delle loro uova.
Per essere allergici non è necessario che le IgE siano tante, ma che il paziente abbia anche poche IgE che non dovrebbe avere, cioè quelle per sostanze che normalmente non dovrebbero provocare una risposta immunologica: acari, pollini, alimenti, penicilline.

IgE specifiche – RAST
Abitualmente le prove allergiche sono sufficienti per una corretta diagnosi allergologica. Nei casi in cui lo specialista lo ritenga opportuno (diagnostica di II livello) chiederà di effettuare in laboratorio la ricerca ed il dosaggio delle IgE specifiche per gli allergeni per cui nutre qualche dubbio. In questo caso la refertazione non sarà di tipo qualitativo come per le prove allergiche (espressa cioè in +++), ma quantitativo (con la reale misura del loro numero: 2 o 6 o 10 o più).
Questo è un esame abbastanza costoso ed eseguibile per singolo allergene, a differenza del prick test che prevede la possibilità di provare anche una ventina di allergeni.
 

Ossimetria – Saturazione dell’ossigeno
E' un esame semplice, rapido e non-invasivo per misurare l’ossigenazione del sangue. In realtà misura un solo parametro (l’emoglobina ossigenata) dei tanti necessari ad una corretta e completa valutazione; ma per l’estrema semplicità è utilissimo per una stima di gravità del momento o per il monitoraggio del paziente, sia da diagnosticare che quello già in terapia con ossigeno a lungo termine. I dati si raccolgono attraverso una mollettina con un sensore illuminato (spettrofotometrico) posizionato sul dito del paziente. Alcuni apparecchi, registrando i dati per 12 o 24, sono utili per la valutazione di lunghi periodi (durante il sonno, in corso di interventi chirurgici).  

EGA – EmoGasAnalisi
E' l’esame fondamentale per valutare l'efficienza del sistema respiratorio. Purtroppo per gli alti costi di manutenzione della macchina non tutti i presidi ospedalieri ne sono provvisti; inoltre a rendere non semplice l’esecuzione concorre la necessità di un operatore esperto che deve eseguire il prelievo arterioso e l’immediatezza dell’esame per evitare la formazione di coaguli.
Il campione di sangue deve essere prelevato da un’arteria, quasi sempre l’arteria radiale del polso, e immediatamente analizzato. Permette il riconoscimento della riduzione di ossigeno o dell'aumento di anidride carbonica che si verifica nell'insufficienza respiratoria. Misura anche altri impoprtanti dati come il Ph e i Bicarbionati ematici. Benché leggermente più doloroso di un prelievo venoso, fornisce informazioni indispensabili nei casi di patologia respiratoria di una certa gravità.
I parametri misurati sono la concentrazione di Ossigeno (PaO2) che nel soggetto normale è intorno ai valori di 75 mmHg, di Anidride Carbonica (PaCO2) il cui valore normale è tra 35 e 45 mmHg e il pH il cui valore normale è tra 7,35 e 7,45.
E' un esame che richiede abilità da parte del medico e tranquillità da parte del paziente che deve evitare di allontanarsi bruscamente dall'ago e mantenere una respirazione normale.


TERAPIE


Aerosol dosati in polvere o spray
Questo particolare tipo di somministrazione rappresenta la terapia più efficace per curare tante malattie respiratorie; infatti l’erogazione di particelle infinitamente piccole permette di raggiungere in profondità le vie aeree e in maniera diretta, senza la necessita che il farmaco, somministrato in pillole o per puntura, vi giunga trasportato dal sangue.
Polveri
Gli inalatori per polveri erogano i medicinali senza l’uso di propellenti chimici. A prescindere dal tipo, l’educazione ed il prendere dimestichezza da parte del paziente sono componenti fondamentali della terapia e così importanti da essere costantemente verificate e dimostrate. Sta allo specialista individuare il dispositivo che più si addice al singolo paziente: dal predosato, al rotante, alla polvere contenuta in capsule da forare. La tecnica di inalazione da inalatori a polvere può risultare “più naturale” rispetto alle bombolette.
Spray
Tenere il dispositivo tra pollice ed indice(il pollice in basso e l'indice sulla bomboletta) con il boccaglio verso il basso. Mantenerlo a 4-5 cm dalla bocca aperta ed espirare profondamente. Quindi inspirare profondamente e lentamente: appena dopo avere già iniziato l'inspirazione effettuare l'erogazione, premendo sulla bomboletta, senza interrompere il flusso inspiratorio. Verificare l'adeguatezza dell'inalazione accertandosi che la nube di aerosol non fuoriesca dalla plastica. Trattenere il respiro per il maggior tempo, idealmente per 10 secondi (questo perché le goccioline si depositano nelle vie aeree non per impatto ma per gravità), e quindi espirare lentamente Attendere qualche secondo prima di procedere a una successiva inalazione, ciò per permettere alla bomboletta di riscaldarsi nuovamente e di garantire l'erogazione della stessa dose di farmaco. In alcuni pazienti (bambini o anziani) può essere indicato l’utilizzo di un distanziatore che, riducendo la velocità delle particelle) ne faciliti l’inalazione.

Vaccino antiallergico sublinguale
Per mezzo del vaccino, l'organismo del paziente allergico si adatta gradualmente all'allergene, sino ad avere una scomparsa dei sintomi. Per ottenere buoni risultati, questa terapia deve essere condotta senza interruzione per minimo tre anni e minimo due anni dopo il netto miglioramento. Questa terapia, sicura da effetti collaterali e maneggevole, viene assunta dal paziente a casa propria, non necessita di aggiustamenti di dosaggio in relazione alla stagione o al cambio di flacone, e permette la personale cadenza dell’assunzione: giornaliera, a giorni alterni o bisettimanale. I nuovi vaccini in compresse non necessitano di essere conservati in frigo; così anche le più recenti formulazioni a gocce, anche se in frigo rimangono al sicuro dalle calde temperature estive, dagli ambienti riscaldati, dai calori di forni e cucine, in auto sul cruscotto.
- Non deve assolutamente ghiacciare, quindi si in frigo, no in freezer.
- Deve essere assunto a digiuno, lontano dai pasti.
- Deve rimanere all’interno dei denti, sotto la lingua, per almeno 2 minuti e poi deglutito.
- Informare sempre il medico di eventuali reazioni e disturbi, o semplicemente dubbi sull’assunzione.

Vaccino antiallergico sottocutaneo
In casi particolari lo specialista può prescrivere il vaccino iniettivo. In questo caso il protocollo sarà più rigido, le iniezioni dovranno essere eseguite alla scadenza prevista ed eseguite soltanto da un medico esperto della branca. L’aspetto positivo è che il paziente è costantemente sotto controllo specialistico con continua attenzione anche su sintomi, terapia medica concomitante, patologie associate e bonifica ambientale.
- Conservare il vaccino in frigo alla temperatura di +5°/+8° C. ed evitare assolutamente il congelamento e l'esposizione a fonti di forte calore (vicino al forno) o lasciare la terapia in auto sul cruscotto. La permanenza a temperatura ambiente per tempi limitati non altera il prodotto.
- Informare il medico, prima della puntura, in caso di crisi allergiche, febbre, malattie, stato di gravidanza, poiché in tali evenienze va attentamente valutata la possibilità di interrompere temporaneamente la terapia.
- Informare il medico, dopo la puntura, sulla presenza di sintomi locali dopo la precedente iniezione (gonfiore, prurito, rossore, dolore sul punto di iniezione) che normalmente scompaiono spontaneamente dopo uno o due giorni; e sulla presenza di sintomi generali (starnuti e rinorrea, prurito, bruciore agli occhi, lacrimazione; tosse, difficoltà di respiro. dispnea; malessere generale, vertigini, spossatezza; prurito e/o edema alle palme delle mani o piante dei piedi, bruciore o prurito alla lingua, in bocca o nella zona faringea). Notando uno di questi sintomi dopo aver lasciato lo studio dei medico, segnalargli telefonicamente la cosa, o ancora meglio ritornare al suo studio.
- Attendere trenta minuti dopo l'iniezione. Rimanere in ogni caso per trenta minuti dopo l'iniezione nello studio dei medico. In questo modo qualsiasi reazione anormale (che si presenta per altro assai raramente) potrà essere rapidamente posta sotto controllo.
- Dopo l'iniezione non massaggiare la parte
- Non bere alcolici prima e dopo ogni iniezione, ed evitare pranzi abbondanti, bagni caldi, saune o in estate periodi di esposizione al sole: tutte le cose quindi che spossano, che buttano giù. Inoltre prima di mettersi alla guida tenere presente che dopo ogni inezione è possibile risentire un leggero senzo di stanchezza e sonnolenza. Per ottenere il migliore risultato dalla terapia rispettare le cadenze previste dallo schema terapeutico e concordare con il medico eventuali spostamenti delle date previste in circostanze particolari (vacanze o viaggi). Se si rendesse necessaria una vaccinazione consultare il medico prima di sottoporsi ad essa.

Ventilazione Non Invasiva e CPAP
Per ventilazione polmonare si intende il movimento di aria dall'esterno all’interno delle vie aeree. Nei casi gravi è necessaria l’intubazione o la ventilazione tramite tracheostomia, ma, in molti casi, il paziente pratica la terapia al proprio domicilio mediante maschere nasali o oronasali (naso e bocca). Per curare l’ OSAS, Sindrome delle Apnee del Sonno, si usa la metodica più semplice, la CPAP che, emanando una pressione (PAP) continua (C) impedisce ai muscoli del faringe di afflosciarsi e toccando occludere l’interno della gola e provocare non solo il russamento ma anche l’interruzione del respiro (apnee). La ventilazione meccanica vera e propria, quella a due pressioni, la BiPAP e altre più complesse, sostituisce parzialmente o totalmente i muscoli toracici della respirazione quando non svolgono adeguatamente il loro compito. E’ indicata nei pazienti che faticano a respirare autonomamente per malattie polmonari (BPCO e Enfisema) per malattie della gabbia toracica (cifoscoliosi) e malattie neuromuscolari (Distrofia, SLA, Sclerosi, ecc.). La diffusione di queste malattie e l’aumento della sopravvivenza dei pazienti hanno spinto gli scienziati a rendere sempre più efficace e semplice la ventilazione domiciliare.

Ossigeno Terapia a Lungo Termine
Consiste nella somministrazione continuativa o comunque per parecchie ore al giorno di ossigeno in quantità e flussi ben precisi, nei pazienti con Insufficienza Respiratoria. Abitualmente è contenuto nelle ben riconoscibili bombole bianche, ma per i pazienti che devono assumerlo in continuazione, viene consegnato in particolari contenitori dove l’ossigeno è compresso ad altissima pressione, diventando liquido, così da erogare in circa un mese da 20.000 a più di 30.000 litri di ossigeno gassoso. I pazienti candidati alla terapia continuativa sono quelli in cui l’EmoGasAnalisi dimostri un valore inferiore a 60 mmHg. In quelli in cui il Test del Cammino dei 6 Minuti (Walking Test) dimostri una riduzione dei valori della Saturazione dell’Ossigeno è prevista la somministrazione “intermittente”. La somministrazione è possibile tramite occhialini nasali o particolari maschere dette di “Venturi”. Per permettere al paziente di potersi muovere è sempre abbinato al contenitore anche un piccolo contenitore portatile e ricaricabile dall’unità principale, detto “stroller” che assicura una decina di ore di autonomia. Poiché l’ossigeno, all’interno dei contenitori, passa spontaneamente alla forma gassosa, è inserita una piccola valvola che permette lo sfiato continuo del gas.
Particolari avvertenze:
- L’umidificazione è indispensabile oltre un flusso di 3 litri/minuto.
- Si può utilizzare un tubo fino a 6 metri di lunghezza.
- Ricordarsi che l’ossigeno è altamente infiammabile.
- Poiché l’ossigeno riduce la ventilazione, in caso di peggioramento, non limitarsi ad aumentare il flusso, ma informare lo specialista.
- Mantenere sempre i contenitori in posizione verticale.